Rom e integrazione
12 / 4 / 2010 |
Si intitola “Stop agli sgomberi forzati dei rom in Europa” la campagna lanciata da Amnesty International per chiedere all’Unione Europea di fermare le discriminazioni verso milioni di rom.
Quali sono i diritti negati ai rom e quali le responsabilita’ dei governi? E ancora che cosa resta, a Roma, della comunita’ del Casilino 900 dopo il trasferimento?
In studio con Luce Tommasi il portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury e il coordinatore della comunita’ rom di Roma , Najo Adzovic.
Nello spazio del blog parliamo di pirateria sul web. Josephine Alessio intervista Luca Neri, autore del libro “La baia dei pirati”.
http://www.rainews24.it/ran24/clips/2010/04/altrevoci-12042010.flvCommenti
39 Commenti
Sono un ex dipendente pubblico,licenziato dalla propria amministrazione dopo aver subito gravi azioni di mobbing di tipo verticale, con la motivazione di assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio protratta per oltre 15 giorni ai sensi dell’art.67 del CCNL.
Inutile dire che è tutta falsa la motivazione dell’amministrazione, perché oltre ad essere uno dei pochi dipendenti a lavorare part-time (per mia scelta) con tipologia verticale ed una percentuale del 50%, avevo inviato un certificato medico che giustificasse la mia assenza dal servizio, che puntualmente, come in altri precedenti casi, i mobber per farmi trovare in difficoltà mi contestavano perché non lo ritenevano valido, permanendo quindi la mia assenza, ingiustificata. Arrabbiato ma non meravigliato dall’ennesimo comportamento subdolo, scrivo per chiedere spiegazioni ed il perché il certificato medico non veniva ritenuto valido.
Quando ricevetti la risposta non potevo crederci, cosa si erano inventati per continuare a mettermi in difficoltà, il certificato medico non presentava i requisiti di legge, mancava di prognosi e di diagnosi. Con santa pazienza risposi che per legge il certificato non deve contenere la diagnosi perché trattasi di dati sensibili e quindi strettamente protetti dalla legge sulla privacy.
La conferma che quanto avevo asserito nella mia risposta era certo, la ebbero dal Garante della Privacy al quale mi ero rivolto, difatti quest’ultimo scrisse al mio ufficio ed a me per conoscenza, spiegando che nel certificato medico non va indicata la diagnosi che è coperta e tutelata dalla legge sulla Privacy. Nonostante ciò, i giudici non si sono “accorti” che quindi il certificato era valido.
Faccio anche una riflessione nel documento espulsivo, per quanto scritto dal dirigente mobber “dopo essersi assentato INTENZIONALMENTE per oltre 15 giorni …. “. e mi accorgo che l’intenzionalità è del dirigente mobber perché ben sapeva che inserendo questo termine,avrebbe messo in risalto,falsamente, un comportamento voluto e premeditato del dipendente, quindi non solo la violazione ma anche l’aggravante dell’intenzionalità che pesa così come è successo sul giudizio del magistrato. Come potrebbe essere intenzionale il mio comportamento se ho comunicato, circa 40 giorni prima la mia assenza a partire dal primo gennaio 2005 ed ho inviato un certificato medico che volutamente al di fuori di ogni principio di norma e di legge non è stato ritenuto valido? Non può essere assenza ingiustificata e arbitraria considerato che fino a prova contraria un documento con la firma di un professionista, come in questo caso un medico, non può essere soggetto ad una valutazione discrezionale dell’amministrazione che al massimo poteva disporre, con i mezzi consentiti dalla legge ad accertare i fatti. Continuando ancora sulle osservazioni a questo anomalo comportamento dei dirigenti e dei giudici, mi chiedo se il certificato eseguito da un professionista è sbagliato, mettiamo per assurdo che il certificato è sbagliato, cosa c’entra il paziente? Non era peraltro più semplice chiedere una integrazione al documento anzichè licenziare un dipendente con 24 anni di servizio ? A quest’ultima domanda mi rispondo da solo, non era più mobbing.
Ancor prima di essere licenziato, ho presentato un ex art.700 al giudice del lavoro competente di zona, esponendo i fatti che evidenziavano l’ingiusto accanimento nei miei confronti che ero costretto a subire da alcuni dirigenti, aggiungendo la grande preoccupazione che avevo di poter essere licenziato da un momento all’altro, visto le innumerevoli situazioni conflittuali alle quali ero esposto tutti i giorni, difatti, qualsiasi mio comportamento diveniva un gratuito pretesto dei due dirigenti per farmi trovare in difficoltà. Nonostante le tante prove cartacee e l’elenco presentato di circa 15 colleghi pronti a testimoniare tale situazione, il giudice rigettava il ricorso senza nemmeno ascoltare alcun teste, fortificando ancor di più l’arroganza dei due dirigenti che da lì a poco, tra comportamenti illegittimi preparavano il mio licenziamento. Successivamente, con nuovi elementi, sicuramente gravi, ho riproposto l’ex 700 e mentre nelle aule del Tribunale si svolgevano le udienze, in ufficio si preparavano documenti ed audizioni personali per consolidare il mio licenziamento, il giudice rigettava anche il secondo ricorso, non ritenendo valido il procedimento d’urgenza. Per tutti e due i rigetti ho presentato reclamo al collegio del Tribunale senza ottenere esito positivo. Alcuni comportamenti, fortemente illegittimi, naturalmente per dire questo ho le prove, del giudice e dei giudici del collegio, mi sfiduciavano ancor di più tanto da interessare un senatore che dopo il racconto mi ha detto “perché non ha denunciato il giudice” ed io ho risposto “come se fosse semplice”, difatti ho chiesto aiuto anche ad un avvocato penalista per l’ingiustizia subita proprio da chi mi doveva dare giustizia, ma mi rispondeva che non è cosa facile denunciare un giudice perché anche se emergono fatti eclatanti si deve provare il dolo per ottenere una condanna del magistrato. Da questo momento in poi ho fatto di tutto per riprendermi il mio posto di lavoro, cominciando dal rito ordinario (lo stesso giudice dei due ex 700), ma senza purtroppo ottenere giustizia neanche in appello. Al momento è stato presentato un ricorso per cassazione, dopo aver fallito in appello, spero ancora che qualche giudice si accorga delle gravi anomalie che compongono tutta la vicenda e che possano essere condannati i mobber che hanno causato il mio licenziamento.
Le persone che conoscono la mia storia, ed intendo vari avvocati ed anche un giudice del lavoro, ritengono questo caso, un caso veramente strano.
Questo mio breve racconto è limitato per motivi di spazio e per non stancare chi legge, ma posso garantire che i particolari raccolti in un consistente numero di documenti, mettono in luce il mobbing e evidenzierebbero gli errori (e spero errori) dei giudici.
Per più facilmente evidenziare quale sia la lotta che da solo sto portando avanti, preciso :
nonostante la mia copiosissima documentazione e due denunce penali, una per lesioni e gravi lesioni e la seconda per violazione del segreto epistolare, ancor oggi, a quattro anni circa dal licenziamento, non riesco a conoscere lo stato del primo procedimento penale, nonostante in denuncia ho chiesto di essere informato in caso di archiviazione e nonostante ho inviato diverse richieste di informazione, citando pure la 241/90, mentre per il reato di “violazione del segreto epistolare” il giudice pur riconoscendo che il reato è stato commesso non può condannare l’esecutore materiale perché dalle indagini svolte non è stato possibile individuare chi lo ha commesso.
A questo punto cosa ho dovuto fare, per il reato di lesioni e gravi lesioni ho scritto ed inviato tutta la documentazione al procuratore capo del Tribunale di Milano, al procuratore capo della Suprema Corte di Cassazione, al procuratore capo del Consiglio Superiore della Magistratura e per conoscenza al Ministro di Grazia e Giustizia chiedendo se nel comportamento, sicuramente anomalo del PM che trattiene la mia denuncia senza dare alcuna notizia all’interessato, non vi siano gli estremi per l’adozione di un provvedimento disciplinare.
Per quanto riguarda invece il reato di violazione del segreto epistolare ho presentato un ricorso per Cassazione, con la semplice motivazione che nessuna indagine è stata svolta al contrario di quanto ha affermato il giudice nella sentenza, visto che la cosa più semplice da fare non è stata fatta, bastava verificare chi in ufficio, nel giorno e nell’ora dell’ invio avesse aperto il programma (visto che ogni uno di noi deve inserire la propria password per entrare nei programmi) e senza nessuna elefantiaca indagine si sarebbe arrivati agli autori del reato. Premetto che il documento in questione era a me intestato ed indirizzato presso la mia sede lavorativa in busta chiusa, qualcuno ha aperto la busta leggendone il contenuto, ha posto sopra il protocollo dell’ufficio, lo ha scannerizzato e lo ha spedito tramite posta elettronica all’indirizzo dello scrivente. Vi è quindi una prova provata di un reato penale, ma nonostante ciò i fatti stanno così.
Ho molto semplificato tutta la storia e non sono entrato nei particolari che documentalmente potrei esibire a dimostrazione che quanto mi è accaduto non ha altre risposte se non che un dipendente ha subito mobbing.
Fatemi sapere come potrei dare il mio contributo, e dare una mano a chi adesso è in difficoltà anche se riconosco che non è possibile dare alcun aiuto, se non si fa una legge contro questo grave comportamento.
Ho letto dell’ accordo UE imprese e sindacati contro il mobbing del 26 Aprile 2010, chiedo se è possibile avere una copia, visto che l’unica cosa che mi è rimasta da fare è scrivere a Bruxelles, ed in questo mi trovo d’accordo con Elio Fioretti che mi farebbe piacere conoscere.
Resto a disposizione per qualsiasi contributo potrei dare, fatemi sapere.
Un saluto a tutti da Amleto
stò soffrendo di maltrammenti in ambiente lavorativo ormai protratto dal 2001 - soffro di una forte depressione proveniente dall’ambiente lavorativo dove nutrivo una forte motivazione e speranza di trovare soddisfazioni - ma all’improvviso tutto mi e’ crolato addosso - tale malattia non è stata riconosciuta per ora nemmeno dall’inail - chiedo con forza alle istutuzioni di intervenire prima possibile in tutela dei diritti della persona che prima di essere lavoratore a diritto ad una dignità e rispetto.
Grazie del vostro manifestato impegno a favore del mobbing
gentili telespettatori l’approfondimento sul mobbing potete trovarlo nella puntata intitolata:
Tempo malato, tempo negato realizzata il 16 / 4 / 2010.
presto riaffrontero’ l’argomento.
grazie per averci seguito
josephine alessio
Buongiorno a tutti. Ero una persona che amava lavorare, 35 anni di lavoro sempre con il sorriso anche nelle situazioni non facili. Poi improvvisamente ho iniziato a stare male, male fisicamente e psicologicamente perchè al lavoro le cose erano cambiate, mi sentivo attaccato, criticato, mi sentivo privato del mio stesso lavoro. Quando ho iniziato a capire, a rendermi conto che ero mobbizzato in effetti era troppo tardi per il mio benessere psicofisico. Difficile spiegare cosa accade ma quello che posso dire è che io non me ne sono accorto o forse meglio dire che non ci volevo credere. Pensavo di essere diventato vecchio, vecchio per tutto, anche per lavorare. Umiliazioni continue, ripicche, contestazioni, esclusione totale da ogni decisione con l’ignorare completo di ogni mia idea o progetto. Demansionamento, trasferimento, dequalificazione, da dirigente sono stato chiuso per mesi in una stanza senza finestre. Mi hannno aiutato gli amici, alcuni colleghi, non tutti perchè molti ti compatiscono ma sono in fondo d’accordo con il “padrone”. Per caso mi sono rivolto a Fernando Cecchini dell’Inas, non voglio fare elogi, non servono ma è stato chiaro, semplice, immediato e questo aiuta molto chi come me credeva nel lavoro ed è vittima di mobbing. Ma se ne parla troppo poco e troppe sono le persone colpite, e poi posso dire che molti sanno ma fanno finta di non sapere, si girano dall’altra parte pensando che a loro non possa mai capitare. Il mobbing anche se parte da una persona per avere effetto ha necessità di collaborazione e molti collaborano volendo o non volendo. Oggi continuo a lavorare ma ogni mattina sto male quando entro in ufficio, devo prendere medicine per “dimenticare” dove sono, prendere pasticche che ho sempre odiato ma devo farlo. Cerco di non mollare, ci provo almeno per rispetto proprio del concetto del lavoro e contro quelle persone malvagie che operano contro. Ultima cosa, non ci sono aziende buone o cattive, ci sono persone oneste e disoneste, io lavoro in un ente sindacale eppure tutto questo è successo. Grazie e tanti saluti. Paolo
Commento inviato al Ministro Carfagna. Caro Ministro,non basta denunciare! Io ho denunciato a destra e a manca e ancora nessuno mi prende in considerazione. Il fatto è che nell’ attuale società si sono persi i valori che fanno dell’ uomo l’ essere umano,grazie a tutto il “sistema” che non funziona. Persone che fanno bullismo,stalking e mobbing sono persone psicologicamente disturbate, che non sanno comunicare. Sono persone formate male perchè nessuno si è interessato di loro quando erano piccoli e in difficoltà. Sono anni che mi batto perchè la scuola rispolveri il suo ruolo educativo,attivando servizi sociali e istituzioni tutte. Per questo sono attualmente vittima di mobbing e in causa con la mia scuola e lei lo sa. E’ ora di attivare la giusta prevenzione volta alla formazione di individui socialmente e moralmente sani. Non si può più aspettare,bisogna prendere in considerazione chi come me ha il coraggio di denunciare e non fare di tutto per metterlo all’ angolo. Cordiali saluti Pina Casillo
[...] “ttp://altrevoci.blog.rainews24.it/2010/04/12/rom-e-integrazione-2/ [...]
Oggi sono pensionata, più per disperazione che per scelta. Il mio mobbing è durato 10 anni, è partito da futili motivi, quali invidia per un funzionario “troppo” produttivo, ed ha avuto conseguenze inimmaginabili sul piano della salute, personale ed economico (il mobbing conviene anche economicamente agli Enti Pubblici che lo fanno a volte più per stupidità che per conseguire obiettivi strategici). Ancora ancora, dopo anni di cure farmacologiche e di terapia, parlandone non riesco a ritrovare la serenità. Sono riuscita a contenere gli effetti sul piano professionale per “rabbia” attivando tutte le mie risorse, nonostante il demansionamento e la mancanza voluta di finanziamenti, cercando fonti alternative- come i fondi europei- per poter continuare a lavorare e a svolgere un servizio utile alla comunità con risultati apprezzati all’esterno, ma disastrosi da quello fisico. Pur di lavorare mi sono accollate infatti per anni oltre 150-180 km al giorno e mi sono imposta orari sicuramente impensabili per una funzionaria di un ente pubblico. Sono in causa dal 2000, prima penale subito liquidata, e poi civile, e debbo gridare tutto il mio disappunto per la “disattenzione” o collusione colpevole dei magistrati che solo dopo 10 anni, per rimandare ulteriormente e sistematicamente in appello, hanno chiesto un testimone a mio favore, sentito per meno di 10 minuti senza che io conosca il contenuto, e una perizia psichiatrica del Tribunale, veramente tempestiva dato il tempo intercorso. Non chiedo che gli Enti pubblici tutelino la salute, sarebbe troppo, ma almeno vorrei poter provare con altri lavoratori in causa che almeno il mobbing costa in termini economici per far riflettere ed adottare codici di autocomportamento. Se solo la magistratura, per la quale voglio ancora avere fiducia, fosse più sensibile….
Lavorare bene può dare fastidio ai manager che non capiscono nulla ma sono lì a comandare pur non avendone i requisiti e le capacità, proprio in questi contesti (molto diffusi in Italia) dove il top management è fatto di stupidi i fenomeni di mobbing sono più diffusi ed anzi più lavori e più sei una persona corretta e preparata più c’è accanimento contro di te. La soluzione è fare il loro gioco farli sentire importanti e non ti prenderanno più di mira.
carissima josephine un grazie grandissimo per averci ascoltato e dato la possibilità all’avv.Cervellione di esporre il nostro problema. per noi il maliasin e stato il farmaco che ci a dato la possibilità di avere una vita normale: famiglia,autonomia,lavoro,patente,sport.ma ora tutto questo e in pericolo, si ritorna a vivere nell’incubo delle crisi della sedazione che i farmaci sostitutivi consigliati ci procurano.
Grazie di cuore
gabriella
Carissima Josephine abbiamo seguito attentamente l’ intervista con la nostra presidente FIE Avv. Cervellione per noi è stato imprtantissimo portare la nostra voce attraverso il mezzo televisivo grazie del tuo aiuto sei stata CARINISSIMA.
UN grazie alla nostra presidente FIE che rappresenta.
Un saluto da Marta e Giovanni.
grazie cara raffaella, il mio piacere più grande è potervi aiutare in qualche modo..e mettervi a disposizione il “servizio pubblico”, dunque non esitate a sottopormi qualsiasi vostro problema…sono con voi
con affetto
josephine alessio
Carissima Josephine….
grazie di vero cuore per esserti interessata al caso Maliasin….
potrebbe sembrare un problema di pochi ma in realtà è un problema che riguarda il diritto alla continuità di cura… quindi è un problema di tutti.
Ciao
Raffaella
Qualsiasi discriminazione sul lavoro deve trovare la tutela nella normativa giuridica: in particolare il Mobbing, lo straining,le costrittività organizzative. Rilevante al riguardo è la relazione tematica n. 142 del 10/11/2008 della corte suprema di cassazione, da cui la politica dovrebbe trarre spunti ed impostazioni per legiferare. Mi auguro che ci sia la volontà politica per farlo, come è richiesto dal momdo del lavoro, (e dalla società tutta). Sicuramente in questi ultimi periodi il problema è stato sottovalutato (o non se ne vuole parlare). Ma chi non ne vuol parlarne,e non vuole risolvere il problema), è miope perchè non sa che queste problematiche non danneggiano solo il lavoratore, ma danneggiano anche ed in modo rilevante le stesse aziende, sia pubbliche che private, e la stessa amministrazione statale per i costi sociali.
Risolvere la questione è nell’interesse di tutti ed è per il bene del paese, non solo in termini etici e sociali, ma anche in termini economici e giuridici.
Claudio
Sono in pensione dal dicembre 2005 dopo anni di sofferenze in azienda, nel 1989 ero responsabile , nel 1992 sono stato reintegrato dopo un periodo di CIGS e mobilità,con mansione di addetto in tutt’altro settore non di mia competenza. Ho iniziato il procediemnto civile e vi assicuro che devo difendermi dal giudice e non dall’azienda tanto che nell’udienza del 13/4 u.s. il magistrato ha pilotato il teste aziendale in maniera inequivocabile negando,oltretutto, alla difesa la possibilità di produrre prove esistenti a discarico. Parliamo di una grossa azienda Finmeccanica.
Palese il comportamento del giudice che ha già la sentenza scritta , di conseguenza si stà valutando la possibilità di ricusazione, pensate che la prossima udienza (farsa) è fissata per Febbraio 2001.
Concludo affermando che il mobbing c’è, viene alimentato dagli stessi giudici e sottovalutato dalle istituzioni.
Nicola
gentilissimi telespettatori l’appuntamento con il mobbing è il 16 aprile alle 9.50.
grazie di cuore a tutti
continuate a seguirci!
con affetto
josephine alessio
Buonasera,
sono stata una mobbizzata e voglio portare la mia testimonianza
del dolore e della solitudine che si prova vivendo questa situazione.Non c’è una legge,ci sono pochissime strutture e le persone che ci sono vicine non capiscono.La vita cambia in peggio e di molto.
Grazie a chi come voi ne parla,di mobbing oramai non ne parla pi’ nessuno!
Un saluto
Come dice Fernando Cecchini è importante non far spegnere i riflettori sul problema. La manovra Confindustriale avallata da gran parte della “Politica” è quella di parlare unicamente di stress, e il mobbing secondo loro non c’entra niente con lo stress ( sic !!! ) come hanno ribadito nell’intervento alla Conferenza dell’EAOHP ( Accademia Europea di Psicologia Occupazionale . Bisogna fare in modo che venga recepito (bene!) l’accordo europeo del 2007,(magari facendolo entrare nel DLgs 81/08, come lo stress)di cui scade fra pochi giorni il termine per il recepimento e che le Regioni si dotino di leggi specifiche (come hanno già fatto Friuli, Umbria, Abruzzo e Veneto)e come abbiamo provato invano in Toscana ove il vecchio consiglio Regionale grazie all’unione di ferro PD - PDL ha bocciato la proposta di PRC-PdCI-Verdi-Sinistra e Libertà. Ma torneremo all’assalto anche nel nuovo Consiglio….E’ necessario creare rete…
Cari saluti
Luigi “Gino” Carpentiero
Sono una studentessa di psicologia del lavoro di Bari… Ho fatto una tesi sul mobbing alla triennale e mi sono accorta di quanto sia insidioso questo malessere organizzativo, di quanto possa partire dall’alto (mobbing verticale) e via via diffondersi tra colleghi (mobbing orizzontale).
E’ difficile combatterlo perchè si è spesso soli e senza strumenti; la legge non aiuta perchè ancora non è definitiva, dunque è difficile denunciarlo!
Più che combatterlo, dunque, sarebbe più opportuno prevenirlo!!! Le organizzazioni dovrebbero attuare una serie di manovre anti-mobbing, organizzazioni che chiameremmo “di qualità”! Gli stessi imprenditori dovrebbero essere sensibilizzati verso la tutela del lavoratore a 360 gradi, e cercare di negoziare i problemi senza farsi carico di atti illegali e vessazioni verso i propri dipendenti.
In quanto ai colleghi di persone emarginate sul lavoro e vessate, riflettete sull’atrocità del male che potete fare e che permettete di far subire al vostro prossimo…rifletteteci, perchè sareste potuti esserne anche voi vittima al posto suo! Aiutateli dunque ad uscire dai guai, a non subire ulteriori ingiustizie… NON DOBBIAMO AVERE PAURA DI FARE DEL BENE, PIUTTOSTO DOBBIAMO AVERE PAURA DI FARE DEL MALE!!!
Stress sul lavoro, mobbing, discriminazioni di genere sessuale e generazionale… il nostro mercato del lavoro sta distruggendo una generazione. Parlarne non è sufficinete! Nel 2010 dobbiamo necessariamente fare un passo avanti e trasformare la forte spinta che viene dal basso in operazioni di carattere politico e normativo!
Rilevo con rammarico che la forza dell’opinione pubblica non si è riflessa in attività concrete se non in poche Regioni che hanno mostrato una maggiore sensibilità.
A quando una legge nazionale per tornare a tutelare la salute dei lavoratori? Qualla psicologica nel 2010 conta almeno quanto qualla fisica… e poi le cose non sono separate!
Pietro.
Il mobbing e come uno “stupro” alla reputazione di una persona.
Io ho subito mobbing per dieci anni.
Mi chiederete come mai per cosi lungo tempo?
Com’è possibile resistere cosi a lungo?
Forse non è mobbing?
E’ stata solo la mia ostinazione, la mia voglia di non volermi piegare, adeguandomi a qualcosa di sbagliato per quieto vivere.
Nella mia ormai non più breve vita, ero arrivato alla conclusione che nessun ostacolo fosse per me insuperabile se affrontato con lucidità e analizzando e sfruttando fino in fondo tutti i margini a disposizione.
Un giorno, mi sono accorto che non è così.
Il mio voler essere coerente a tutti i costi s’è scontrato contro il muro del conformismo.
Gl’altri non accettano l’idea che tu possa permetterti il lusso di farcela, diventi diverso, ti candidi a diventare bersaglio.
Per quanto tu possa essere bravo, capire cosa stia accadendo intorno a te.
Per quanto tu possa essere fantasioso intelligente lucido nel condurre le tue battaglie vincendole anche tutte, si stringerà sempre più quell’accerchiamento che ti porterà inesorabilmente a perdere la tua guerra.
Ecco che cos’è realmente il mobbing, è una sconfitta.
La ragione sta nel limite di ognuno di noi.
A volte ci sono delle persone, che per un motivo che non mi è mai stato chiaro, si fanno carico (consapevolmente o inconsapevolmente) di un qualcosa che travalica i propri limiti.
Non riesco a capacitarmi sul fatto che il ministro Carfagna abbia fatto una legge circoscritta a favore delle donne sullo stalking e non più generica ed estesa sulla persecuzione in generale di qualsiasi tipo e campo sociale come nell’ambito famigliare , che in quello puramente sociale, fino ad arrivare in quello lavorativo!
ecco la domanda che bisognerebbe fare direttamente al ministro Carfagna!
Luciano
Ciao mi chiamo Mario, lavoro per una grande azienda farmaceutica, dal 1998 sono vittima del mobbing anche da parte di colleghi, ho denunciato l’azienda, ma nonostante i miei 120 allegati e 3 perizie mediche di centri per la salute mentale ho perso il primo grado, sono ricorso in appello ed a fine anno il risultato.
Da 2 anni e mezzo l’azienda mi tiene in permesso retribuito mi ha allontanato dal mio posto di lavoro, negandomi il diritto al lavoro.
Qualcuno dice : che fortuna? come si fa ad averlo? non è così essere allontanati è una grave ed incolmabile perdita di professionalità. In questi ultimi 5 anni da mobbing si è trasformata in perseguzione, e la cosa più eclatante è che la giustizia non punisce i colpevoli di tutto ciò, e poi ci dicono che la legge è uguale per tutti!!!! ma quando mai!!
Un caro saluto a Fernando.
Mario
Credo sia giunto il momento di fare seriamente qualcosa per eliminare dalla vita lavorativa un fenomeno che comporta tanti danni. Domani ho la prima udienza della causa per mobbing che ho avviato contro la mia Dirigente. E’ sconvolgente che lo scenario sia una scuola, ambiente educativo per eccellenza. Spero si faccia subito formazione in tal senso per scoraggiare i prepotenti, mogliorare le competenze comunicative e risolvere i disturbi della personalità che sono alla base di tali comportamenti micidiali.
Pregate per me, spero che il giudice domani faccia giustizia. Saluti Pina casillo
Sono un funzionario di una piccola banca di Lecce licenziato per aver tentato di salvare la mia banca da un frave danno economico (5 MILIARDI DI LIRE) e non riuscendovi perchè la nuova amministrazione mi ignorava (ero direttore dell’area finanza). Non ho piu’ potuto lavorare e mi hanno messo nel seminterrato senza alcuno strumento per lavorare e togliendomi dalla clientela. Mi hanno contestato una attrice in bikini sul desktop motivo per cui avrei minacciato il presidente del cda in un bar del paese. Il giudice del lavoro con il 700 cpc ha scoperto tutto per via delle sue dichiarazioni inverosimili e contraddittorie ed ha annullato il licenziamento e ordinato il reintegro. Anche il reclamo posto dalla banca è stato rigettato. Intato vicino al giudice di pace penale il presidente cambiava dichiarazione (mi aveva anche denunciato) e diceva che lo avevo minacciato perchè a seguito dei fatti del desktop aveva riunito il consiglio che mi aveva dato 4 giorni di sospensione. Il giudice di pace mi ha condannato a 30 euro di multa. E’ TUTTO FALSO IO NON HO MAI AVUTO 4 GIORNI DI SOSPENSIONE. Nel merito il giudice del lavoro FORTE DI QUELLA SENTENZA MI HA LICENZIATO E NON HA VALUTATO IL MOBBING RIFIUTANDO DI ASCOLTARE I TESTIMONI. AIUTATEMI IO NON HO MAI AVUTO 4 GIORNI DI SOSPENSIONE SONO DICHIARAZIONI FALSE. IL MOBBING ESISTE SOLO SE I GIUDICI LO VOGLIONO. LA MIA FAMIGLIA E LA MIA VITA SONO DISTRUTTE, DOPO TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO SUBITO, ANCHE IL LICENZIAMENTO. COSA POSSO FARE? E’ TUTTO UN COMPLOTTO, AIUTATEMI SIG. CECCHINI LEI MI CONOSCE E SA LA MIA ATROCE STORIA TEL ********
Sto ancora subendo l’eredità lasciata dal mobbing pur essendo più di 6 mesi che ho dato le dimissioni dopo tre anni di lavoro stressante, parlando con gli avvocati mi sono sentita dire se avevo testimoni tra i miei colleghi, ma che domanda è? se hanno fatto di tutto per farmene andare è normale che nessuno sta lì a testimoniare per me! Sono rimasta sola, abbandonata da amici, il mio compagno è sparito due mesi fa, non sopportava il peso dei miei problemi, senza lavoro e senza aiuti. a 47 anni è dura.
Ciao a Tutti !! ringrazio anche io il Sig. Cecchini che si sta dedicando a questo problema ; io purtroppo non ho avuto il coraggio di denunciare la mia situazione ( visto come vanno le cose in Italia ) e vi posso dire che ha quasi 35 anni il prossimo 17 aprile 2010 sono in cura al Csm vado da uno psicologo e non ho piu’ una vita tutto legato allo stress da lavoro e alle vessazione che ho dovuto subire.
Spero che presto qualcuno si prenda cura di noi come un padre ( non e’ possibile che lo stato chieda sempre ma non dia mai ).
Se possibile uniamoci.
Riccardo un saluto a tutti.
Mio fratello è vittima di mobbing all’interno della Pubblica Irstuzione e dopo due anni di persecuzioni è stato ingiustamente licenziato. Siamo in attesa di trovarci presto di fronte a un giudice, la strada è lunga e lo sconforto è tanto. Abbiamo avuto la fortuna di avere un confronto telefonico col Sig. Cecchini che è una persona molto garbata e disponibile. Ci ha dato importanti consigli e ci ha saputi incoraggiare in un periodo di grande difficoltà. Se solo ci fossero più persone serie che trattassero il problema interessandosene concretamente, se solo lo Stato si occupasse di un male così diffuso, se solo ci fosse giustizia….
Auguro a tutti coloro che vivono direttamente o indirettamente questo triste disagio di riuscire a superarlo vittoriosamente e di guardare verso il domani con occhi speranzosi. Coraggio!!!!!
Spesso dietro le azioni di mobbing ci sono attività illegali di cui solo pochi sono a conoscenza e si teme l’espansione delle informazioni.
In questi casi é ancora più pericoloso perché non si conosce esattamente il campo di azione.
Maripi
Spesso le azioni di mobbing servono a coprire attività illegali di cui si teme la conoscenza.
Ovviamente é ancora più pericoloso perché non si conosce il campo d’azione.
Maripi
All’ estero vi sono leggi ben precise sulla cura dell’ aspetto psicologico e mentale del lavoratore per approcciare sempre meglio il lavoro in modo costruttivo e utile, non vedo perchè in Italia non si possa adottare una politica del genere, la quale porterebbe ad una maggiore produttività e tranquillità nello svolgere le proprie mansioni. A mio avviso la cura non è intimidire e minacciare i dipendenti, ma incentivarli stimolandoli con modalità diverse ma tutte allo stesso scopo e coiè arrivare ad un traguardo il quale possa gratificare e non svilire con il demansionamento. Saluti Francesco
E’ utile che se ne parli e se ne continui a parlare.Sempre. Evidentemente la tanto agognata legge non viene proposta perchè non “fa comodo” a nessuna delle classi politiche dirigenti di questo paese. Auspico un maggiore coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e di varie categorie di lavoratori.
Susanna
Sono un magistrato che ha subito una forte esperienza di mobbing che purtroppo ha trovato una ulteriore barriera nella burocrazia dell’amministrazione della giustizia.
Ritengo di essere stato vittima di mobbing due volte dapprima sul posto di lavoro e poi in ambito giudiziario,( cd mobbing nel mobbing). Fernando Cecchini,che ringrazio di cuore per il suo grande sostegno ed aiuto, conosce la mia esperienza e pertanto a seguito della negazione dei miei diritti fondamentali da parte della stesa Magistratura amministrativa italiana ricorrerò alla Corte di Giustizia EUropea
elio fioretti
Purtroppo è la triste verità! Sono stato mobbizzato per 4 anni ed il risultato è che ho dovuto lasciare il posto di lavoro e mi ritrovo con 1 lavoro precario, problemi psicofisici, rapporti familiari (compagna e figlio di 10 anni) semi distrutti, amici allontanati. Visite dallo psicologo, psichiatra e consultorio familiare. Cosa si vuole di più all’età di 44 anni?
Purtroppo è proprio come dice Fernando.
Ormai il mobbing è un comportamento insito nella vita lavorativa.
gentili giovanni e marta, grazie a voi per avermelo suggerito! l’approfondimento lo faremo il giorno 21 alle 9.50 circa
con affetto
josephine alessio
Cara Josephine
perchè parlare del mobbing? il motivo principale è che ci stiamo abituando al termine e finiremo per accettarlo come un comportamento insito nella vita lavorativa. Perchè in questo momento di pesante crisi economita tutto diviene lecito in cambio di un posto di lavoro. Perchè sono in aumento le patologie di origine psicosociale ed i lavoratori ricorrono sempre più allo psichiatra. Perchè dopo ben 14 anni circa dalla prima proposta di legge, seguita da dozzine di proposte bipartisan, nessuno ne parla più. Perchè il fenomeno del mobbing è in aumento e sappiamo che oltre a procurare serie patologie, si parla anche di legami con il cancro, spesso termina con il suicidio. Perchè come dimostrato dalla ricerca INAS CISL, presentata di recente, il mobbing spesso cambia il percorso di vita di un lavoratore distruggendone la famiglia, i legami affettivi, gli aspetti sociali sino a trasformarlo in un “homeless” quando non peggio. Non ultimo motivo è per dar forza all’ accordo Europeo, tra parte datoriale e sindacati, che entrerà in vigore il prossimo 26 aprile che denuncia il mobbing quale danno per l’ individuo e l’ impresa per cui suggerisce accordi interaziendali per monitorarlo e porre un freno al suo dilagare
cara lucia vi siamo vicine..dedicheremo uno spazio idoneo alla raccolta fondi, il giorno 19 (data d’inizio della raccolta) alle 9.50 circa.
un saluto affettuoso
josephine alessio
Cara Josephine, a nome di Trenta Ore Vi ringraziamo per la disponibilità ad ospitare la nostra raccolta fondi. Dal 19 al 25 aprile Trenta Ore per la Vita sarà presente all’interno dei palinsesti televisivi, radiofonici e multimediali RAI con la campagna di raccolta fondi a favore di “Fondazione ABIO Italia onlus”, per rendere meno traumatico l’impatto dei bambini e degli adolescenti con l’ospedale e, al fianco degli oltre 5 mila volontari ABIO, accompagnarli con un sorriso insieme ai loro genitori, nel percorso di cura.
Lucia
Carissima Josephine un grazie di cuore per l’interessamento al nostro caso Maliasin
Sprando che questa intervista riesca a smuovere l’opinione pubblica e aiutarci a risolvere il problema .
Un caro saluto Marta Marina Tropea .