L’Aquila, terremoto e ricostruzione
April 6, 2011 |
A due anni dal sisma che ha distrutto L’Aquila, parliamo di terremoti e di ricostruzione, per ricordare un anniversario che non deve rappresentare soltanto una pagina scura della nostra vita nazionale, ma anche una esperienza da cui trarre elementi di riflessione per il futuro.
In studio con Luce Tommasi, Sabrina Mugnos, geologa e divulgatrice scientifica. Interviene ad Altrevoci, in collegamento dall’Aquila, il professor Dante Galeota, direttore del DISAT, il Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, delle Acque e del Terreno dell’Universita’ degli Studi dell’Aquila. Ospite della rubrica, anche l’ingegner Luigi Patane’, responsabile di una delle imprese che operano in Abruzzo dal dopo terremoto e che ha messo a punto una tecnologia innovativa per l’adeguamento sismico delle strutture danneggiate.
http://www.rainews24.rai.it/ran24/clips/2011/04/altrevoci-06042011.flv
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L’errore che tutti noi facciamo nei momenti di crisi è credere che le cose si possano sistemare in tempi brevi. E questo favorisce la speranza e la disponibilità che, troppo spesso, diventano preda di cacciatori di occasioni. Ciò fa delle vittime un mezzo per propagandare se stessi, con un uso e un abuso continuo e persistente di coloro che si sostiene di aiutare.
Ho vissuto il terremoto dell’Irpinia ed ho potuto constatare personalmente quanto siano lenti i tempi e quanta impotenza disarmi la buona volontà della gente comune. Ho dovuto aspettare quindici anni prima di riavere la mia casa. Per quindici anni sono stata costretta a mettere da parte le speranze di poter costruire il mio futuro utilizzando quella che era una mia proprietà .
Conosco bene la sensazione di vivere sospesi nel tempo e nello spazio, non più padroni della propria vita e del proprio destino. Non si ha libertà di fare scelte né progetti. E non si ha idea di quando tutto finirà … o ricomincerà (dipende dai punti di vista). Si rimane in attesa di una decisione che non dipende da noi e che, comunque, saremo costretti ad accettare. E, malgrado tutto, ci troveremo anche nella condizione di dover ringraziare chi ci ha umiliati come uomini e come cittadini. Perché tutti gli anni vissuti in attesa, sono anni rubati, e non lasceranno altro che dolore per un’incomprensibile ingiustizia che non si può accettare.
L’Aquila è stata depredata, violentata e buttata via come un oggetto dismesso e ormai privo di utilità . Ma L’Aquila è anche una città che non dimentica sé stessa, che ha voglia di rivedersi nella sua bellezza e nella sua storia. E’ una città che non ha perso il suo orgoglio, e la sua identità rimane forte nonostante le enormi ferite ancora sanguinanti.
Ci vorrà molto tempo e tanta pazienza, ma L’Aquila riuscirà a riprendersi il suo diritto di vivere. E non saranno più le rovine ad essere illuminate dai raggi del sole, ma la quotidianità tanto desiderata.