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Libri e impegno sociale

April 15, 2011 |

Nasce da questo connubio la prima edizione del Salone dell’Editoria dell’Impegno, allestita a Grottaferrata, alle porte di Roma. La rassegna è dedicata alle case editrici che con le loro pubblicazioni affrontano temi sociali, politici, religiosi, culturali. In studio con Luce Tommasi, Mario Bertin e Gianfranco Proietti, curatori del Salone, di cui la Rai è media partner insieme a Redattore Sociale. Ente promotore, il Comune di Grottaferrata, che con questa iniziativa intende restituire alla città il patrimonio culturale che l’Abbazia di San Nilo ha lasciato in eredità. Nello spazio del Blog, parliamo di emergenza educativa. Josephine Alessio intervista Alessandro Prisciandaro, presidente nazionale dell’Apei, l’Associazione Pedagogisti ed Educatori italiani.

http://www.rainews24.rai.it/ran24/clips/2011/04/altrevoci-20110415.flv


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33 Commenti

  1. josephine alessio il 4 May 2011 alle 3:09 pm

    Cari Amici, il prossimo intervento del presidente Prisciandaro, sarà il 13 maggio alle 9.50.
    grazie per averci seguito
    josephine alessio

  2. Giovanna il 1 May 2011 alle 11:11 am

    D.ssa De Cunto Giovanna
    “Bisogna considerare l’altro come parte di noi stessi”…..Ecco un concetto veramente importante che racchiude il senso della Pedagogia. Oggi si parla di vera emergenza educativa, eppure noi Educatori siamo messi da parte come se il nostro contributo non avesse importanza in questa società, che richiede invece un grande intervento educativo, che parte dall’infanzia fino all’adolescenza, noi Educatori siamo di supporto alle figure genitoriali che molte volte si trovono di fronte ad un muro incapaci di abbatterlo,la Famiglia che dovrebbe essere la prima vera agenzia educativa, non sempre riesce ad adempiere il suo compito, ecco quindi l’importanza di Educare all’Educazione dei nostri giovani, e delle nostre famiglie!!!!!

  3. Guglielmo Montuori il 24 April 2011 alle 5:20 pm

    Intervento interessante e stimolante.
    Il recupero della dimensione educativa della famiglia è essenziale per superare l’idea di un contesto familiare inteso come centro di consumo e non come nucleo educativo-formativo.
    Non essere consapevoli di ciò significa buttar via il futuro delle nuove generazioni e,di conseguenza,il nostro futuro tout court.
    Dott. Guglielmo Montuori Pedagogista APEI Sicilia

  4. isabella filipponi il 21 April 2011 alle 7:39 pm

    Felicissima di avere avuto un sano contributo dal dr.prisciandaro dato che la nostra categoria è sempre poco visibile e viviamo sempre più nell’ombra. Purtroppo le politiche sociali presumo si siano perse nei meandri della burocrazia così che anche tutti quegli investimenti che si potevano adoperare a favore delle famiglie hanno fatto largo ad altri interventi ritenuti sicuramente più convenevoli. Il risultato? che oggi ci ritroviamo a dover investire ingenti somme sulla cura rimanendo con poche disponibilità di risorse nell’ambito della prevenzione. Se fossimo stati in grado di offrire maggiori servizi al sostegno genitoriale e non avessimo affaticato così tanto gli utenti nell’accesso ai servizi ,forse oggi non ci troveremo in questa situazione ma i cambiamenti sarebbero solo il frutto di un mutamento sociale.

  5. Angela Pisa il 21 April 2011 alle 2:24 pm

    Certamente il valore e l’importanza di un intervento come quello del nostro Presidente,può essere ben compreso se facciamo riferimento alle travagliate vicissitudini che la figura professionale degli educatori e dei pedagogisti sta attraversando.
    se le istituzioni facessero più chiarezza sui ruoli professionali e se le strutture prendessero in considerazione il giovamento e l’aiuto che potrebbe derivare dall’avere a disposizione dei professionisti formati per accogliere e studiare problematiche educative e sociali, allora molte situazioni di disagio sociale potrebbero essere arginate, sostenute, evitate.
    Pedagogista Dott. Angela Pisa

  6. Rosanna il 18 April 2011 alle 11:20 am

    Finalmente si dà voce anche ad un esponente della pedagogia, speriamo non resti un intervento isolato!!

  7. Franco Blezza il 18 April 2011 alle 10:33 am

    E’ stato certo importante che si sia deciso di ascoltare anche una voce della pedagogia, sia pure in breve. Spero che non sia un fatto occasionale: quello che essa può e deve offrire ai problemi sociali d’oggi è molto. Chi non si rende conto che l’educazione è uno dei problemi maggiori della società e dei rapporti sociali d’oggi, e da decenni?

    Prof. Franco Blezza - Ordinario di Pedagogia generale e sociale - Università di Chieti

  8. Emanuele Ria il 18 April 2011 alle 8:36 am

    Grazie a Rainews24 per aver dato voce ad un pedagogista e grazie ad Alessandro per aver toccato efficacemente, seppure in poco tempo, alcuni punti critici che caratterizzano la società odierna, dal punto di vista educativo-relazionale.
    Molto interessante l’aspetto relativo all’ottica patologgizzante, al giorno d’oggi, un vero e proprio business per molte lobbies, che parlando in termini di “terapia”, “cura” e medicalizzazione in generale, hanno tutto l’interesse per creare una psicosi collettiva che porta a credere di essere “malati” ogni volta che ci si confronta con un problema di qualsiasi genere. Ebbene la Pedagogia e chi la sostiene, cambiano questa prospettiva… non è vero che l’uomo è malato, ha solo bisogno di tornare a fondarsi sui Valori!
    Emanuele Ria - Pedagogista/Counselor

  9. giuseppe il 17 April 2011 alle 9:48 pm

    Complimenti, l’ intervista sull’ educazione è stata interessante!
    Intervistate più spesso i pedagogisti!!!

  10. Giuseppe il 17 April 2011 alle 7:38 pm

    “emergenza educativa”
    molto interessante il riferimento alla patologizzazione delle vite; concordo e soprattutto invito a riflettere sul ruolo della Pedagogia, che comunemente viene definita come “Disciplina che studia le finalità, i metodi e i problemi inerenti all’educazione “, e sui Pedagogisti: studiosi, ricercatori ed operatori dell’educazione, ambito in cui troppo spesso inopportunamente e soprattutto inspiegabilmente operano professionisti di altro ambito, mi riferisco anche agli psicologi, con la conseguenza che dinnanzi ai problemi ed ai disagi delle persone e nella fattispecie di bambini e ragazzi, si sposta l’attenzione dalla situazione effettiva alla categoria, alla definizione in cui si ritieneo inserirla o catalogarla.
    Il risultato è la patologizzazione ma raramente la risoluzione; è opportuno ed urgente tornare a porre l’attenzione sulle persone.

    Cordialmente
    Giuseppe Mazzotta
    Pedagogista

  11. moris il 17 April 2011 alle 6:34 pm

    Finalmente qualcuno che si degna di dare voce ad un pedagogista, complimenti.

  12. angela il 17 April 2011 alle 6:04 pm

    Ho visto la vs trasmissione. E stato molto interessante l’intervento del Dott. Prisciandaro che ha discusso in merito alla necessità di intervenire in ambito educativo nella nostra società! In effetti da Pedagogista mi rendo conto che i Pedagogisti sono una categoria utile ma poco richiesti mnegli ambiti che a loro spettano. Moltissime scuole purtroppo sono prive di questa figura professionale e perfino negli Ospedali sono esclusi dal poter lavorare in un ambito che li compete, quello socio-sanitario, perchè si trovano a dover competere con altre figure professionale le quali, pur non avendo le dovute capacità e conoscenze svolgono il lavoro del Pedagogista. A questo punto noi chiediamo allo Stato e alle Regioni di poter essere idonei a partecipare ai concorsi per pedagogista all’interno delle strutture sanitarie. Non solo lo stato dovrebbe avvalersi più del nostro operato anche in altri settori che sempre ci competono, quali: carceri, comunitàdi recupero, centri di riabilitazione , strutture per anziani ecc.
    Il Pedagogista come a volte mi è capitato di sentire non è quella persona laureata in “Scienze delle merendine” come dire che si occupa di cose di poco conto, ma una figura professionale seriamente preparata per portare avanti un discorso educativo in diversi ambiti del sociale, e oggi più che mai se4 ne sente il bisogno, perciò mi auguro che con interventi come quello del Dottor Priscindaro lo Stato si svegli e sappia che ci siamo anche noi. Grazie per aver trasmesso questo servizio, mi auguro ne facciate altri al più presto.

  13. chiara ruffino il 17 April 2011 alle 12:24 pm

    Sono d’accordo con quanto detto in questa breve intervista dal presidente dell’APEI riguardo al tema dell’emergenza educativa. Bisogna uscire dalla logica del disagio, del disturbo individuale e comprendere che si tratta di un problema educativo, che riguarda un contesto più ampio di quello della singola persona. Per questo motivo noi pedagogisti, noi educatori professionali dovremmo scendere in campo, evitando che altre figure non competenti prendano il nostro posto, rischiando di non individuare il vero problema. Nel sociale c’è tanto lavoro e proprio questo, a mio avviso, ha creato una confusione di ruoli e competenze che bisogna assolutamente superare. A ciascuno il proprio ruolo!

  14. Ignazio Garufo il 17 April 2011 alle 11:48 am

    finalmente si parla di qualcosa di veritiero in Tv, la crescita nn morale della famiglia che da vita a ragazzi che crescono e continuano a formarsi con patologie che gli vengono affibbiate dalla società stessa.Si parla spesso di medicalizzazione intesa come cura del problema o problema ragazzo in senso lato da fermare con farmaci annientando la sua personalità.Ci si è dimenticati del valore familiare e del valore di una giusta educazione come supporto alla formazione….Quest’intervista sembra toccare i tasti giusti del problema…

  15. Ignazio Garufo il 17 April 2011 alle 11:37 am

    problemi riguardanti il sociale: i temi che sn stati toccati e trattati sn le piaghe della nostra società verso i giovani. Oggi assistiamo alla demoralizzazione con conseguente secolarizzazione dei valori che dovrebbero essere parte insita della famiglia e che invece non lo sono, che spudoratamente vengono sostituiti da valori non morali come il lusso e la bella vita. Inoltre si parla di cura solo in senso medico, quindi si rafforza l’idea della cura con Psicofarmaci e non si fa niente per cambiare tale tendenza. Mentre in realtà la cura dovrebbe passare attraverso la riformulazione della famiglia e quindi fare un ritorno al passato, dove tale istituzione funzionava veramente come famiglia con tutte le cose al posto giusto, quindi con i valori primari che fungevano da guida e da bussola…

  16. Gianvincenzo Nicodemo il 17 April 2011 alle 10:00 am

    Molto interessante che, nella parte finale della trasmissione, abbiate deciso di dare la parola su tematiche che concernono l’educazione ad un pedagogista.
    Il lavoro di pedagogisti ed educatori che operano in una pluralità di contesti - nella scuola, alla consulenza familiare, all’ambito dei servizi per persone che vivono una condizione di disagio sociale si è rivelato molto produttivo.
    Eppure i media non se ne sono accorti, e di scuola e di educazione parlano un pò tutti come se non ci fosse un esperto della materia.
    Complimenti a RaiNews24 per questa scelta.

  17. Samuele Amendola il 17 April 2011 alle 8:51 am

    E’ fuori dubbio che stiamo attraversando un periodo di grave “emergenza educativa”, un’emergenza che coinvolge le diverse agenzie educative presenti nel territorio. Le istituzioni non riescono, o non vogliono, assolvere al loro compito, la scuola da sola non riesce a dare risposte sufficienti ed a supplire a quello che invece dovrebbe essere un lavoro “di rete”, le famiglie sono spesso lasciate sole. L’intervento del collega Prisciandaro pone l’accento proprio su questo: la necessità di “ripartire dalle famiglie” che rappresentano la prima ed elementare “agenzia educativa” e che tante volte vacillano nel loro ruolo genitoriale. La “famiglia” deve tornare a rappresentare “la bussola” capace di tracciare la rotta. In tal senso è importante ripristinare quella “continuità generazionale” intesa come capacità di accompagnare i nostri giovani, attraverso un ascolto reciproco che porti ad una negoziazione dei punti di vista e che consenta al giovane di essere portato per mano, di essere stimolato, incoraggiato nell’elaborazione di un proprio, personale, originale “progetto di vita”. In questa situazione, grave è la carenza di “professionisti dell’educazione” all’interno dei contesti in cui si svolge “l’azione educativa”: gli educatori e pedagogisti, laureati ed adeguatamente preparati, sono le figure più idonee ad interpretare ed intervenire sui bisogni educativi, ma troppo spesso restano inascoltati. C’è bisogno di tornare a parlare di pedagogia e di educazione, intesa nel suo senso più essenziale…cioè la capacità di “tirar fuori”, tutto ciò che di positivo e di originale c’è in ciascuno di noi.

  18. maria luisa il 17 April 2011 alle 8:19 am

    Salve, sono un’educatrice professionale, volevo fare i complimenti al dott.Prisciandaro. Condivido pienamente ciò che ha detto, soprattutto il fatto che bisogna scendere in campo e confrontarsi con i ragazzi di oggi…non si può dare la colpa solo alla società!
    I primi educatori sono i genitori, ma troppe volte si arrendono perchè temono di non essere ascoltati.
    Quindi bisognerebbe formare prima loro, per potersi poi confrontare con i figli.

  19. Dott.ssa Stefania Costa Pedagogista Apei Emilia Romagna il 16 April 2011 alle 8:06 pm

    Volevo fare i complimenti al dott. Alessandro Prisciandaro per l’intervista rilasciata. Credo che il nostro paese e più in generale la nostra società stia vivendo da anni un periodo di grande crisi educativa. Il dialogo e la comunicazione tra le vecchie e le nuove generazioni è davvero in crisi. Noi adullti abbiamo il dovere di riprendere in mano le redini della genitorialità per impartire ai nostri figli una dovuta e adeguata educazione che rispetti i principi della solidarietà, del rispetto, dell’altruismo, dell’umiltà e di tutti quei valori che abbiamo abbandonato e in cui dobbiamo tornare a credere. Dobbiamo principalmente ripristinare, a mio avviso, discipline da troppo tempo abbandonate come la pedagogia e le scienze dell’educazione se vogliamo sperare di rivedere, io mi auguro, a breve termine, in individui che abbiano rispetto per se stesso e per gli altri.

  20. Troise Annamaria il 16 April 2011 alle 4:28 pm

    A proposito dell’intervento del Prof. Prisciandaro, vorrei aggiungere due parole a sostegno dell’emergenza educativa, essendo una docente impegnata anche in progetti sulla dispersione scolastica. Penso che innanzitutto occorra recuperare il significato della parola “educare” e valorizzare e sostenere la responsabilità della famiglia che, insieme a tutte le altre realtà, coinvolte a vario titolo nel rapporto con i loro figli, è chiamata a realizzare una “comunità educante” indispensabile per contribuire a migliorare tutta la società.
    I giovani si trovano spesso a confronto con figure adulte demotivate e poco autorevoli, incapaci di testimoniare ragioni di vita che suscitino amore e dedizione». La scuola rappresenta, dopo la famiglia uno degli ambienti educativi decisivi nell’accompagnare e assecondare un autentico cammino educativo. Fa parte del compito educativo costruire e custodire tali ambienti, che devono essere accoglienti per potersi riconoscere.

    Annamaria

  21. Massimo il 16 April 2011 alle 2:53 pm

    i punti sottolineati nell’intervista sono veri e concreti. Alla famiglia quale istituzione fondamentale e società naturale, viene sottratta la possibilità di essere ciò che storicamente è sempre stata: il luogo dove nasce e cresce la vita e si forma la persona. Per troppo tempo si è creduto che queste funzioni potessero svolgerle la scuola e la società in maniera esclusiva. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Bravo Presidente!

  22. Dott.ssa Stefania Costa Pedagogista Apei Emilia Romagna il 16 April 2011 alle 1:20 pm

    Volevo congratularmi con il presidente Apei dott. Alessandro Prisciandaro per il significativo intervento. Il nostro paese e, più in generale la nostra società, vivono da anni in un totale sbandamento educativo. lo scarso dialogo tra vecchie e nuove generazioni sta mettendo in seria discussione la buona crescita dei giovani. Dobbiamo, noi adulti, assolutamente riprendere in mano le redini della genitorialità per impartire una sana educazione ai nostri figli. Credo che solo se trasmettiamo buoni principi e sani valori come il rispetto dell’altro/a, la tolleranza, la comprensione, la solidarietà, l’umiltà, ecc … attraverso un dialogo costruttivo e responsabile si possa avere la speranza di intravedere un futuro migliore. Abbiamo per troppi anni messo da parte discipline importanti come la pedagogia e l’educazione …. non continuiamo a fare questo errore.

  23. Elena il 16 April 2011 alle 8:52 am

    Il Dott. Prisciandaro ben sottolinea la mancanza di continuità generazionale, di dialogo, di disponibilità.
    Ogni genitore vorrebbe dei figli perfetti e nella stessa misura ogni insegnante vorrebbe degli alunni perfetti, ma secondo quali parametri di riferimento? Come dovrebbero essere questi ragazzi? Brillanti, spigliati, intelligenti, divertenti di successo nella scuola, nello sport, socialmente integrati, eccellenti e tutti dottori o avvocati o ingegneri…
    Siamo giunti ad un’emergenza educativa per la mancanza di dialogo, per la mancanza di continuità generazionale, per l’incapacità di adattamento ai nuovi strumenti di comunicazione. Non possiamo cambiare i pezzi alle persone, come si fa nei box con le automobili, dovremmo piuttosto valorizzare le peculiarità di ciascuno sottolineando l’unicità dell’individuo per permettergli di fare la sua corsa nella vita; magari non sarà sempre vincente, ma sicuramente manterrà la sua identità.
    Non è facile affiancarsi ai bambini, ai ragazzi, ai giovani con le giuste modalità. I pedagogisti e gli educatori sono le figure più votate a questo compito ma anche le meno ascoltate.
    Parlare di educazione, di pedagogia sembra sviante e fuori moda e i risultati sono sotto gli occhi di tutti… Emergenza educativa, questo è il nome che diamo all’incapacità di educare di tutti gli agenti del settore educativo.

  24. Rosy il 15 April 2011 alle 11:09 pm

    Parlando degli Educatori, la gente spesso da’ poca importanza a questa figura, noi possiamo aiutare i ragazzi sia nella loro crescita personale, formativa, creativa e professionale, indirizzandoli e seguendoli nel loro iter di crescita personale. Purtroppo nei corsi di formazione assistiamo al personale nn qualificato, “i cosiddetti educatori”(essi sono diplomati).Questo è uno sbarbo a ki come noi ha studiato e si è laureato in Educatore e Formatore avendo stuadiato discipline unamistiche e scientifiche, risultato? non sanno approcciarsi con gli adolescenti! Come affermava il dott. Prisciandaro, viviamo in una società dove nn vi è un dialogo tra genitori e figli, questi ragazzi se non sono seguiti dagli educatori rischiano di perdersi per strada, sarebbe importante che i genitori si rendessero conto dell’aiuto concreto ke possiamo dare ai loro figli.Inoltre anche le stesse strutture formative, scolastiche si devo rendere conto dell’importanza di un educatore a partire dal 1° anno delle scuole medie, dove i ragazzi cominciano a formarsi, a relazionarsi con i propri coetaneie,diventa importante che gli adolescenti abbiano un punto di riferimento attraverso “NOI Professionisti Educatori” anche per consigliarli nel loro percorso scolastico. Erroneamente sia i genitori ke i ragazzi prendono con molta superficialità questi corsi regionali ke permettono alle ragazze/i un percorso formativo sia a livello personale,creativo,professionale. Questi corsi se consiglaiti bene permettono ai ragazzi una formazione continua, una crescita individuale e una propria personalità, questo indipendentemente se si ha intenzione di continuare un percorso di studi liceali o se si ha l’obbligo formativo, o se s’intende approcciarsi con i corsi professionali.( ke insegnano una professione ai ragazzi per inserirli nel mondo del lavoro).Il dott. Prisciandaro nella sua intervista faceva riferimento ke noi educatori non scendiamo in piazza, in merito a questo vorrei fare notare ke gli educatori sono sottovalutati, sia nelle strutture istruttive e formative, ribadisco è un è offesa per noi educatori ke siamo laureati essere scavalcati da persone che non sono laureate.I genitori devrebbero capire l’importanza di noi Educatori e rivolgersi a dei professionisti per una formazione continua/educativa/professionale dei propri ragazzi, per evitare la massificazione dei ragazzi senza principi, valori, moralità, pudore ecc. atti di bullismo, di soprusi, di annullamento della persona con violenza fisica o psicologica ecc. Sottolineo che questo è un periodo critico anche per noi Educatori che non siamo riconosciuto dalle istutizioni scolastiche, sanitarie, ecc. faremo il possibile per essere riconosciuti anche attraverso le manifestazioni.

  25. Serena il 15 April 2011 alle 9:52 pm

    Mi complimento con il Presidente Alessandro, nell’intervista sono stati toccati dei punti molto interessanti. Sono d’accordo su tutto, non si può medicalizzare disturbi giovanili dovuti innanzitutto a una perdita del valore familiare e a una scorretta educazione. Si deve innanzitutto ascoltare i giovani e si deve dargli fiducia ma questo deve essere fatto a partire dalla prima agenzia educativa quale la “FAMIGLIA” che non è più quella di una volta purtroppo.

  26. Vittoria Di Dio Balsamo il 15 April 2011 alle 9:50 pm

    Il Presidente Prisciandaro espone il nocciolo di un discorso-intervento che lungi dall’essere retorica del buon saper essere dovrebbe far riflettere tanti a meglio saper fare.
    Educare è un impegno per tutti. Emergenza Educativa significa non curare ma prendersi cura dei nostri figli, dei nostri allievi, della nostra famiglia e così di noi stessi e della società in cui viviamo.

  27. Mario il 15 April 2011 alle 9:36 pm

    Una tematica fondamentale nella costruzione della personalità degli adolescenti nella complessa società attuale, intervento preciso e puntuale del nostro grande presidente APEI Dr. Alessandro Priscandaro, che contribuisce a far conoscere la nostra associazione. Mario D’Avino Apei Campania

  28. Maria Letizia il 15 April 2011 alle 8:30 pm

    Sicuramente la famiglia odierna non è più portatrice sana di valori quali l’onestà, il senso di appartenenza.. ma è pur vero che essa è sempre stata e sempre lo sarà specchio della società nella quale è inserita.. quindi c’è da chiedersi quanto si possa parlare di difetto di comunicazione tra genitori e figli e quanto di società malata..portatrice di disvalori all’interno delle famiglie, tramite la comunicazione di massa e i suoi mezzi (senza demonizzazioni).

  29. Vanessa il 15 April 2011 alle 6:33 pm

    Si sa da sempre che il benessere e l’educazione dei figli dipende dai genitori. Anche se man mano i figli crescono e iniziano a frequentare contesti diversi da quelli della famiglia(come ad esempio la scuola,da tenere anch’essa in considerazione,in quanto di rilevante appoggio nel contesto educativo per i genitori),quest’ultima deve essere in grado di saper mantenere il dialogo e continuare i vari interventi educativi,ovviamente tenendo sempre conto dell’età e delle dominanze presenti in quel periodo.
    Concludo dicendo che secondo me,si deve intervenire prima di tutto sui genitori,perchè se noi pedagogisti ed educatori,non riteniamo opportuno che rimangano ancora nei box…è giusto che diamo loro una mano,per renderli una fonte educativa stabile e “accompagnatrice”, come lo erano le famiglie di un tempo.

  30. giovanna Tarantola il 15 April 2011 alle 6:30 pm

    Bravo Prof. Prisciandaro, ha messo in evidenza il malore che accompagna una parte della nostra gioventù. Ho l’impressione che oggi si sia persa una delle età della vita, l’infanzia. Certamente abbiamo prolungato la maturità. Quale? I nosti cuccioli, già nella primaria si sentono e forse lo sono, in tutto adolescenti e soffrono le pene come quelli che ritengono essere loro coetanei. Le nuove generazioni non vedono la differenza esistente tra un adulto ed un bimbo, anche perchè gli è concesso tutto. Forse sarà opportuno comprendere che cosa capiscono del mondo dei grandi che li spaventa e li insegue con i loro fantasmi. Gli adolescenti si uniscono per farsi coraggio e si spalleggiano per farsi forza: quella forza che soltanto una guida sicura e amorosa sa regalare.
    Un caro saluto

  31. Ignazio il 15 April 2011 alle 6:05 pm

    EMERGENZA EDUCATIVA:
    finalmente si parla di qualcosa di veritiero in Tv, la crescita nn morale della famiglia che da vita a ragazzi che crescono e continuano a formarsi con patologie che gli vengono affibbiate dalla società stessa.Si parla spesso di medicalizzazione intesa come cura del problema o problema ragazzo in senso lato da fermare con farmaci annientando la sua personalità.Ci si è dimenticati del valore familiare e del valore di una giusta educazione come supporto alla formazione….Caro Alessandro, la tua intervista mi è piaciuta e hai toccato i tasti giusti del problema…

  32. Elisabetta il 15 April 2011 alle 5:43 pm

    Finalmente un piccolo spazio dedicato ad un intervento di un Pedagogista! Condivido la - seppur ahimè breve- diapositiva data dal Dott. Prisciandaro circa la realtà educativa dei figli e dei genitori. Ciò di cui è carente la società contemporanea rispetto trenta - quaranta anni fa risiede proprio nella presenza dei genitori, sotto molteplici aspetti: possibilità, qualità, capacità educativa, adultità. E qui si apre un interessante dialogo. Sarebbe davvero utile poter approfondire chiamando in causa, tanto per essere alternativi, più educatori e pedagogisti.

  33. Vittoria Salice il 15 April 2011 alle 5:36 pm

    sono una pedagogista e sono d’accordo con A. Prisciandaro parlare di emergenza educativa però è molto di più…per prima cosa parliamo di rapporti intergenerazionali di almeno tre generazioni dove si vedono la figura dei nonni, genitori/insegnanti e figli/alunni di varie età. Rapporti familiari spesso ostili con la presenza di fratelli minori e maggiori rapporto uomo donna bambino bambina rapporti tra compagni di classe e amici rapporti diversi anche in base ai caratteri….più o meno tollerabili rapporti in base al bagaglio culturale….è un discorso molto lungo….i cambiamenti repentini a cui oggi andiamo incontro sono tanti
    un consiglio che possiamo dare molto generale ai genitori è quello del dialòogo aperto e del valore della sincerità al primo posto ma se vogliamo veri dibattiti con i genitori dove caso per caso si ricerca l’unicità della persona…allora il discorso mi pare molto più lungo….a disposizione
    Pedagogista dott.ssa Vittoria Salice